Relazioni internazionali

RELAZIONI TRA
L'UNIVERSITA' DELL'AQUILA E ALTRE UNIVERSITA' DELLA COMUNITA' EUROPEA

La storia della cultura europea e' un esempio evidente del rapporto varieta'/unita' se da un lato abbiamo l'espansione del concetto universalistico (e quindi rivolto all'unita') della civilta' comune europea, dall'altro e' influente il concetto di cultura locale e specifica (quindi tendente alla varieta'), sia essa "nazionale", "regionale" o addirittura "comunale". Un'istituzione di qualsiasi genere e livello che voglia occuparsi di politiche culturali europee , dovra' quindi tener conto del problema e trovare le soluzioni adatte. Come Universita' degli Studi, il nostro primo compito sara' di escogitare misure, applicare politiche e sviluppare programmi che tengano conto di questi due aspetti fondamentali. In primo luogo, quindi, le nostre strutture e i nostri programmi dovranno tener conto di come armonizzare diversita' e unita'. L'aspetto dell'unita' culturale europea sara' il piu' possibile garantito incoraggiando in primo luogo corsi e programmi che abbiano contenuto europeo: l'obiettivo a lungo termine e' di fare della nostra universita' un centro di studi europei, in cui tutti gli aspetti che ne fanno parte, storia, economia, scienza, letteratura, siano compresi. Quanto alla diversita' dovremo legare la nostra "politica estera" alle caratteristiche specifiche della nostra realta' locale e quindi incoraggeremo i rapporti tra l'Universita' e la citta' e integreremo i visitatori europei in questo rapporto. L'Abruzzo, di cui L'Aquila e' capoluogo, ha un'antica e specifica cultura la cui conoscenza allarghera' le prospettive dei visitatori europei, così come i nostri studenti e docenti potranno mostrare come queste specificita' si armonizzano con altre specificita' europee.

Il futuro di una politica europea non puú che essere il movimento delle persone e delle loro idee. Come il genetista L. Cavalli Sforza ha mostrato nel suo Atlante dell'uomo, un tempo si pensava che a spostarsi fossero principalmente le idee, mentre gli esseri umani normalmente rimanevano fissi. Oggi noi sappiamo che le idee vanno dove vanno gli esseri umani. Se crediamo quindi che il progresso sia possibile e desiderabile, e se vogliamo che le idee di progresso e comprensione reciproca si affermino, dobbiamo muovere in primo luogo gli esseri umani. Inoltre, se pensiamo che l'istruzione sia un elemento fondante del progresso umano, se non addirittura quello decisivo, dobbiamo concludere che la mobilita' umana e' uno dei fini principali dell'attivita' universitaria. La nostra istituzione intende perciú incrementare al massimo la mobilita' umana.

Se riusciremo a raggiungere i semplici ma importanti obiettivi specifici di mobilita' e organizzazione istituzionale, saremo veramente in grado di dare il nostro piccolo contributo alla costruzione dell'Europa migliorando nel contempo la nostra istituzione. Ci sono due strade per raggiungere l'obiettivo. Possiamo considerare l'Europa come il punto focale di donne e uomini di cultura con comuni interessi di conoscenza attraverso la cooperazione transnazionale: e' la concezione "funzionale" dell'Europa. Ma esiste anche una concezione "federale dell'Europa rivolta a creare strutture istituzionali a partire dalle diverse realta' nazionali. Avremo allora, secondo la concezione originaria di Jean Monnet, un processo di integrazione in specifiche aree che agiranno da traino verso l'integrazione europea generale. Si vorrebbe tener presente sia la concezione funzionale dell'Europa che quella federale. E' evidente che per un'istituzione universitaria il punto di partenza e' quello funzionale: vogliamo mettere in contatto e far interagire fra loro un gruppo quanto piu' ampio possibile di donne e uomini con interessi e scopi comuni. Costoro potranno cosi' ricreare un'atmosfera simile a qualsiasi parte dell'Europa. Anche il piu' semplice corso della piu' piccola universita' europea potra' allora contribuire ad allargare quel sentimento di simpatia che gia' nel '700 Adam Smith e David Hume individuavano come la radice del vero cosmopolitismo. Così il concetto inclusivo di cittadinanza si sostituira' a quello esclusivo di nazionalita'. Quanto alla concezione federalista dell'Europa, anche se sono preposte a questo tipo di integrazione in primo luogo le istituzioni politiche, anche le universita' possono contribuirvi. Nel corso del tempo, partendo dalle semplici misure che abbiamo individuato per aprire la nostra Universita' all'Europa, intendiamo lavorare per l'istituzione di rapporti di tipo federativo, inizialmente informali, con altre universita' a noi legate, in modo da gettare le basi per la costituzione di una vera e propria "laurea europea". Cercheremo di operare secondo uno "schema a cerchi concentrici" allargando il discorso delle realta' locali e tendendo a sempre piu' ampi livelli di cooperazione e di organizzazione. Il fine ultimo sara' che qualsiasi studioso europeo di ogni livello potra' sentirsi a suo agio in qualsiasi universita' europea trovandovi un elemento di specificita' utile a costruire la sua cultura. Cosi', attraverso l'organizzazione federale che come tutti i vari teorici federalisti, dagli autori dei Federalist Papers a Kant e Cattaneo, hanno sempre saputo, ha il compito di unire cio' che e' diverso mantenendone la specificita' ed attraverso le misure che le istituzioni universitarie prenderanno all'interno dei programmi comunitari, avremo contribuito a risolvere nel nostro campo specifico il problema generale del rapporto fra diversita' e unita'.

pagina precedente